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Comitato Disinformazione

Campagna di mera opinione

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Per chi segue con acceso interesse le questioni che riguardano la scuola e l’università, la data dell’otto ottobre segnava il banco di prova del movimento studentesco, il quale, anche se indirettamente, rappresenta il termometro che permette di leggere il clima del disagio sociale nel Paese.

Non ho mancato di notare che nessuno si è mai preso la briga di fare un ragionamento complesso su uno degli eventi più ciclici, più potenzialmente destabilizzanti politicamente e più suscettibili a qualunque incoraggiamento.

Quest’anno, giusto per rimare in tema di attualità, si prospettava una mobilitazione studentesca pari o addirittura superiore a quella già sperimentata nell’autunno 2008, durante quel movimento che fu definito come l’Onda. La spontaneità di quel movimento produsse, in ambito scolastico e universitario un rinnovato attivismo, che in questi due anni aveva raggiunto un grado di aggregazione e complessità che erano assenti da almeno vent’anni in Italia.

Ma cosa ha portato al flop dei 300.000 (dichiarati) studenti scesi in piazza l’8 ottobre?  I cortei sfilati per le vie delle più importanti città non hanno ricordato neanche l’ombra di quelle viste due anni fa, in completa controtendenza rispetto alla presunta strutturazione più solida delle organizzazioni studentesche, pian piano condensate in sempre meno soggetti lanciati verso una dimensione nazionale, nel tentativo di incidere sulle decisioni del governo.

Malgrado esistano infinite variabili alle quali dovremmo dar conto,  proviamo a darci delle risposte verosimili ad un fallimento che, sono pronto a garantire, si esaurirà completamente nel giro di poco più di quaranta giorni. Proviamo a darle ora perchè dopo l’esperienza del 2008 e quella di quest’anno io credo abbiamo la possibilità di tracciare per questi due punti una retta che ci indichi dove guardare per il futuro.

A mio avviso, per prima cosa, è giusto mettere a confronto queste due espressioni del movimento. Nel 2008 la mobilitazione parte improvvisa e inattesa in risposta ai DDL Gelmini ed Aprea discussi poco prima della chiusura delle camere nella pausa estiva, i cui effetti però non s’avvertono in maniera decisa nelle scuole e nelle università, ma la sola prospettiva che ciò che viene profetizzato in quei provvedimenti possa diventare realtà, trasforma una generazione assopita da anni in una bomba ad olorogeria, che vede come protagonisti gli studenti medi, seguiti a ruota dagli universitari. All’epoca né docenti, né ricercatori, né personale tecnico presenti all’interno dei luoghi della formazione, rispondono all’appello degli studenti, i quali si ritrovano a doversi autogestire in una situazione alla quale non sono neanche lontanamente preparati, ovvero a protrarre la lotta ad oltranza, cosa di cui hanno esperienza solo nei miti del ’68.

L’Onda così metterà alla prova un’intera generazione di studenti, incapaci di portare avanti una protesta per più di tre mesi, dissipando tutte le energie accumulate in anni di silenzio in un batter d’occhio, senza d’altra parte riuscire a conseguire nessun risultato concreto, anzi, uscendone delegittimati dalla stampa e di conseguenza mal visti dal resto della società.

D’altra parte quest’anno le motivazioni della protesta di quei giorni del 2008 sono diventati materia di interesse quotidiana per la maggior parte della popolazione, i cambiamenti apportati alla scuola pubblica e la “razionalizzazione” delle risorse, grazie anche a quei giorni di protesta, si sono sedimentati e sono diventati dati e numeri sui quali dibattere, impossibili ormai da nascondere dietro slogan populisti, di cui ricorderete certo qualche chicca, dai grembiulini al 5 in condotta, sui quali si sono spese talmente tante parole che è sconfortante pensare che a distanza di così poco tempo ci possano apparire così poco rilevanti e quasi ridicoli.

Quest’anno tenendo conto delle ricadute sull’economia reale della crisi finanziaria,della tensione sociale in una situazione di forte fermento, della situazione più critica mai avvertita da un governo Berlusconi e ovviamente dell’attuazione fisica della disastrosa finanziaria per scuole e università, l’aspettativa nella protesta era altissima, tanto che a fronte di quelle viste nelle piazze in questi giorni, sembra di essere tornati in una fase pre-sessantottina, con gli studenti indifferenti, disillusi e per di più comunque non abbastanza coscienti di ciò che gli attenda.

La prospettiva per una lotta propositiva e duratura è fallita anche quest’anno, sostituita da una pallida riproposizione miope delle logiche di conflitto che aveva accellerato la morte dell’Onda. Forse è passato troppo poco tempo da quei giorni, le stesse persone di ieri sono ancora i protagonisti di un movimento che avrebbe bisogno di essere un po’ più metabolizzato e sopratutto trattato con la dovuta serietà.

L’istruzione pubblica è il pilastro di questa Repubblica: dovremmo degnarla di un po’ più di attenzione.

Sono passati nove anni dal G8 di Genova, da quelli che sarebbero stati gli ultimi giorni prima del vero start della nuova Era, segnata dall’attacco al World Trade Center.

C’è poco da dire, Genova è stata probabilmente l’ultima reale espressione del secolo passato, in particolar modo degli anni novanta, di un periodo in cui lo “Stato-Mediatico” ancora non aveva raggiunto la sua apoteosi. Forse quell’evento è stato il primo ad essere affrontato con i modi che poi sarebbero diventati consueti negli anni a venire, rispetto ad ogni sintomo di questo sistema malato.

Di fronte all’opinione pubblica, in quel particolare momento, i ruoli di aggressori e di aggrediti sembravano essere ben chiari. Come si fa a cambiare la storia? Oggi, a quasi un decennio di distanza, sappiamo che i ruoli erano ribaltati, ed è la Giustizia incatenata da quella stessa politica di quei giorni a darcene conferma, o perlomeno un segnale. Perchè se è vero che sono stati chiesti più di quattro anni di reclusione per l’attuale Capo dell’Antiterrorismo, e per molti altri di coloro che ora hanno il controllo delle forze dell’ordine, allora non è così lontana la possibilità che di quello che ci è stato imboccato in questi anni, forse molto non è la pura e casta verità.

Ma come si fa a cambiare prospettiva da un giorno all’altro? Si può davvero credere che quello che dovrebbe essere il buono in realtà non lo è? Sarebbe come dire ad un bambino che il cattivo è Bip bip e non il Coyote, è impossibile, il danno è fatto. E’ forse di più questa impossibilità della maggior parte della gente di cambiare opinione, anche di fronte all’evidenza, che impaurisce davvero. Perchè contro un’ingiustizia si può sempre combattere fino a che non viene punita, ma contro l’indifferenza e l’ignoranza non c’è niente da fare. C’è solo un muro, non c’è dialettica, non c’è lotta e non c’è vittoria in cui sperare.

E così, in questi giorni, in sordina, forse arriverà la giustizia per quei giorni. Ma per la cronaca, per la storia e per le persone, la sentenza è già scritta, e gli imputati rimarranno per sempre gli eroi, e le vittime saranno colpevoli, perchè così c’è stato detto.

Articolo dalla Repubblica.it: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/genova_pesanti_richieste_in_appello_per_l_irruzione_alla_scuola_diaz-2410447/

Neanche il tempo di parlarne, che è di oggi la notizia della morte di almeno 33 civili in Afghanistan a seguito di un attacco aereo dell’Isaf, che ricordiamo essere semplicemente l’acronimo della missione NATO che vede impegnate le truppe Americane e di alcune nazioni europee negli scontri contro i talebani.

Vi rimandiamo alla notizia direttamente da Repubblica.it: http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/22/news/civili_uccisi_afghanistan-2389303/

Vogliamo lanciare una campagna di informazione sulle guerre, che veda oltre la raccolta di informazioni riguardanti i conflitti attualmente aperti, in particolare quelli portati avanti dalla nostra Nazione e dagli Stati alleati, per poi renderle fruibili a quanta più gente possibile.

L’ideale sarebbe creare una lista dei conflitti e portare avanti una campagna di sensibilizzazione su ciascuna di queste. Di seguito proponiamo una cartina riguardante i conflitti attualmente in corso sul globo.

In Nero sono segnati i conflitti maggiori con più di mille vittime annue, in Blu le altre.

Queste le stime secondo Wikipedia.en:

Start of Conflict  ↓ War/Conflict  ↓ Location  ↓ Cumulative fatalities  ↓
1978 Civil War in Afghanistan (5th Phase) Afghanistan 600,000-2,000,000
1991 Somali Civil War (6th Phase) Somalia 300,000 –400,000
2003 Iraq War Iraq 100,000–1,366,350
2004 War in North-West Pakistan Pakistan 30,452
2004 Sa’dah insurgency (6th Phase) Yemen 16,413
2006 Mexican Drug War Mexico 17,417+
2009 Sudanese nomadic conflicts Sudan ~2,500

Un trafiletto dell’Ansa del 20/02/10 titola: Olanda, governo cade su Afghanistan.

Come una notizia normale possa sembrare anormale se letta dalla prospettiva del nostro Paese. Potrebbe mai in Italia cadere il governo su una questione così importante? Neanche se ne parla più dell’Afghanistan, eppure da altre parti evidentemente la questione non è così irrilevante.

Siamo in guerra. E in particolare di questa guerra oserei stimare che neanche l’1% della popolazione civile dei paesi coinvolti da parte NATO abbia coscienza delle sue dimensioni, delle sue cause e del suo svolgimento materiale. Nonostante l’uso di internet dovrebbe rendermi agevole il reperire informazioni in base a questo conflitto, mi riesce difficile perfino essere certo sui dati riguardanti il numero di truppe in gioco.  L’Isaf, International Security Assistance Force, ovvero la missione ONU in Afghanistan contava soltanto nel 2009 l’intervento di 39 paesi, per un totale di 67,700 uomini, ma un aggiornamento del 01/02 di quest’anno fa schizzare i numeri fino a 97,200, incremento dovuto alla “nuova” politica del Premio Nobel per la Pace Barack Obama.

Pace

Filmato di repertorio da segnalare:

Dalla marcia su Roma alle stragi neofasciste. La resistenza e l’antifascismo in Emilia-Romagna, la liberazione di Bologna e le risposte popolari alla strategia della tensione, alle contraddizioni del dopoguerra. regia: Giampaolo Bernagozzi, Pierluigi Buganè, produz.: Istituto Ferruccio Parri, Comitato per il XX della Repubblica e della Costituzione, 1976, b/n-col., durata: 50 minuti.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

udsm1

Allora ragazzi, come sapete, ci stiamo organizzando attivamente per aiutare i terremotati, creando un coordinamento che si pone come fine quello di informare i cittadini e raccogliere i loro aiuti.

Ecco come funziona il tutto:

Abbiamo creato una lista degli aderenti all’iniziativa e l’abbiamo inviata, assieme alla richiesta di autorizzazione per il volantinaggio e la raccolta, al Comando di Polizia Municipale e al Commissariato di Monopoli. Questa lista di aderenti, farà parte automaticamente dell’UdS, perchè solo attraverso l’associazione possiamo avere l’autorizzazione a partire. Abbiamo preparato inoltre i volantini da distribuire, sui quali vi è il numero della Polizia Municipale che stà raccogliendo presso la sua sede i generi di prima necessità, la quale ha i numeri dei coordinatori dell’iniziativa, che a loro volta, lì dove possibile, chiameranno a loro volta le squadre (formate da 2 persona ciascuna) che avranno ognuna un luogo della città. Poi sarà loro compito passare ad effettuare la raccolta e portarla al Comune o alla sede della Polizia Municipale. Ovviamente lì dove ci sono dei problemi, di tipo tecnico (pensare solo ai mezzi motorizzati), ci si mette d’accordo di volta in volta.
Ognuno dei partecipanti ha il proprio nominativo sia al Commissariato, sia alla Polizia Municipale, quindi sono autorizzati da loro a fare questo. Se qualche cittadino volesse accertare la vostra legittimità, diovete dare il numero di telefono della Polizia Municipale, e, dato che ognuno avrà un cartellino nominale, accertare effettivamente di essere presenti nella lista dei volontari.
Per ulteriori domande, non esitate a chiedere.

Coordinamento UdS Monopoli

Sabato 18 Aprile, alle ore 17.00 presso la Chiesa del Carmine a Monopoli:

L’America Latina è un continente in ebollizione.

In un inedito contesto di integrazione politica ed economica, le nazioni latinoamericane stanno sperimentando il Socialismo del XXI° secolo, modello che mette seriamente in crisi tutti gli schemi neoliberisti del pensiero unico finanzo-centrico dell’Occidente.

La penuria informativa sugli eventi straordinari che stanno accadendo in quella zona del mondo, di cui sono gravemente responsabili gli organi del nostro sistema massmediatico, ci rende più che interessante dedicarvi una serata di discussione pubblica.

Sarà proiettato il documentario-reportage del giornalista Fulvio GRIMALDI, dal titolo: L’ASSE DEL BENE

Fulvio GRIMALDI
Giornalista che per quarant’anni, come inviato soprattutto di guerra, ha girato il mondo cercando notizie nascoste e raccontando verità spesso mistificate dalla “grande informazione”. Ha lavorato per la radio (BBC di Londra), per varie testate giornalistiche (Paese Sera, Giorni-Vie nuove, Abc) e dal 1986 alla RAI-tv. Nel marzo del 1999, in polemica per la guerra alla Jugoslavia, ha lasciato la RAI ed è passato a Liberazione, il quotidiano di Rifondazione Comunista dal quale, nel maggio 2003, è stato allontanato per contrasti politici (Iraq, Palestina, Cuba e Jugoslavia). Oggi lavora all’autoproduzione di video-documentari su crisi internazionali e guerre in corso. E’ al suo terzo lungometraggio sull’America indio-afro-latina.
Alla serata sarà presente l’autore.

Fabio DE NARDIS
Docente di sociologia politica all’Università di Lecce

Potete aderire all’indirizzo facebook http://www.facebook.com/event.php?eid=70564363570&ref=nf

Fonte:  http://italy.indymedia.org/

Documenting Revolution against the NATODurante le giornate del 3 e 4 Aprile si celebrerà a Strasburgo e a Baden Baden il sessantesimo anniversario dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, meglio nota come NATO. Si discuterà addirittura dei possibili profitti derivanti dalle future strategie di guerra. Non mancheranno massicce forme di dissenso e di resistenza da parte dei movimenti pacifisti ed extra parlamentari della sinistra radicale, così come sarà presente anche una forte repressione di stato.

A Strasburgo si sta costruendo un campeggio di resistenza, mentre il Convergence Center (CC) a Friburgo è già attivo ed è in uso dagli attivisti che si preparano per le proteste al summit. Un altro CC aprirà a Strasburgo il 31 di Marzo. Il gruppo “Infopoints” hanno pubblicato un opuscolo in supporto alla campagna di mobilitazione.

Circa 30,000 poliziotti sono attesi per difendere il summit militare, mentre il servizio di intelligence tedesca sta cercando in modo aggressivo di fare in modo che gli attivisti lavorino al suo servizio. Il Legal team presente al CC garantirà il supporto legale ai manifestanti dall’altra parte della frontiera.

La protesta inizierà lunedi 30 marzo, con una manifestazione non autorizzata a Friburgo. Prima di questa manifestazione i poliziotti hanno tentato di intimidare attivisti perseguitando i presunti organizzatori delle ultime maggiori manifestazioni di sinistra avvenute a dicembre 2008. Il loro unico risultato è stato quello di convincere gli attivisti e l’opinione pubblica che il loro scopo fosse tutt’altro che far rispettare la legge.

Indymedia Linksunten seguirà le proteste che avverranno, aggiornando con  materiale informativo il proprio sito web. L’opuscolo, dal nome indy deux rives, è uno strumento per tenersi al corrente di quello che succede, sempre aggiornato e con 4 edizioni tradotte in 3 lingue.

Professore Luciano Canfora

Ho appena finito di vedere uno dei tanti sproloqui shock di Gianni Riotta, essere difficilmente accostabile alla parola giornalista, che è attualmente il direttore del TG1, telegiornale che, guardacaso dal 2006, ha avuto un picco di buon gusto, avvicinandosi repentinamente agli standard di Studio Aperto.

Il Caro Riotta, nella sua squallidissima rubrica che dirige dopo il TG, ha preso di mira il Professore di Filologia greca e latina presso l’Università di Bari, Luciano Canfora, dei cui libri ha apertamente fatto un’anti-propaganda per tutto il tempo dedicato alla rubrica, in un monologo noioso per i più, ma per quelli che vedono in queste situazioni un’attacco profondo ai diritti fondamentali degli uomini, è parso un piacevole momento di sana riflessione.

Dopo aver ripetutamente additato il Professor Canfora come “Barone”, senza addurre prova alcuna a questa sua tesi (sapete bene come io stesso sia un convinto fautore della lotta al baronato) nella piena volontà di screditarlo, ha fatto una critica assurda, PURAMENTE IDEOLOGICA contro gli ultimi libri del professore, rispettivamente La storia falsa e La natura del potere, i quali secondo il direttore del TG1 fanno una critica alla democrazia (e pure se fosse, siamo tutti liberi di dire ciò che vogliamo su questo sistema, tanto più un professore che ha alle spalle qualcosa come 50 pubblicazioni, 40 anni di pubblico servizio ed è considerato uno tra i maggiori studiosi mondiali dell’antichità greca e romana).

Tornando al “Baronato”, sarebbe simpatico dire che Gianni Riotta (il quale per il momento si è distinto per la sua critica ad internet perchè lo ritiene uno strumento di assoluta democrazia e quindi tutti possono dire la propria, rendendo superfluo il suo lavoro praticamente) che lui stà dove stà perchè a 17 anni, il paparino Luciano (all’epoca Redattore del “Giornale di Sicilia”), l’ha raccomandato ad un’importante testata giornalistica.

Vergognati strisciante e chino voltagabbana.

Ecco lo squallido video in questione http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News-Tg1%5E0%5E198378,00.html

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